Doping i Polityka

Kurcze pióro… cykl miesięczny wpływający na wykrycie epo :).
Cukierki od cioci, leki od babci, czujcie się zagrożone!

Ale jakby tę dziewczynę pobronili prawnicy od Froome’a, to kto wie…

(do usunięcia)…

Jeden z bardziej bezczelnych doperów pierwszego pięciolecia obecnego wieku (przynajmniej tak wtedy o nim myślałem), Dario Frigo, postanowił podzielić się swoimi doświadczeniami i przemyśleniami na włoskim forum (http://forum.cicloweb.it/viewtopic.php?f=7&t=4401&start=700) oraz na fb https://www.facebook.com/Dario-Frigo-Inchiesta-Doping-2005-18-372680966770942/

Robi to od maja 2019,
Wklejam jego wpisy po włosku, kto zainteresowany, może wrzucić do translatora (chyba że Viator czy Leopejo, lub ktokolwiek inny ma coś do dodania), sam nie miałem jeszcze czasu, żeby to przeanalizować:

[quote=“DarioF”]Buonasera a tutti.
Direte che é una storia vecchia. Per molti era già stato chiarito tutto il 13 Luglio 2005. Ma dopo tanti anni grazie a una giustizia un pò lenta vorrei far sapere quello che nessun giornale dal 2009 vuole scivere.
I piani alti non si toccano.
Non cerco riabilitazione o tantomeno tornare nel ciclismo.
Metto il link di seguito alla sezione inchieste giudiziarie.
Saluti.



[/quote]

[quote=“DarioF”]Buonasera a tutti,
Sono ancora qui.
Vorrei innanzitutto chiedervi scusa, un forum é una comunità con le sue regole, io sono arrivato e senza chiedervi il permesso vi ho linkato una pagina che parla di una vicenda personale che può anche non interessare.
Vi leggo dal 2005, non mi sono mai iscritto, quello che mi portavo dietro era una storia di cui anche io avevo timore a parlarne.
Mi sono iscritto al forum il 24 Aprile, ho ricevuto la mail di attivazione solo il 23 Maggio. Mi spiace che sia accaduto in concomitanza del Giro. Una casualità.
Vorrei ricordare che questa é la mia storia, non é mia assoluta intenzione implicare o alludere all’attuale ciclismo. Se qualcuno si sente colpito avrà qualcosa da nascondere.
Tanti si chiederanno perché ora, forse il vaso era colmo. Per troppo tempo ho letto interviste di un ex-manager e dottori dove la frase “alla Fassa Bortolo si faceva la lotta al doping” era una sorta di mantra. Purtroppo per loro i processi non dicono questo.
Che molti erano d’accordo e sapevano l’ho capito dopo, troppo tardi. Vero che episodi simili erano già successi, ma non avevano mai avuto tanta risonanza mediatica. Avvenivano in un apparente silenzio.
Quando alla riunione a porte chiuse con corridori e staff alla partenza del Tour 2005, Leblanc disse che ci sarebbero state perquisizioni, non ho certo pensato che si riferissero a me.
Nemmeno dopo la stretta di mano e la pacca sulla spalla quasi a dirmi di farmi coraggio da parte di un corridore francese con qui non avevo mai parlato, ho pensato che stesse per succedere qualcosa.
Forse avrei dovuto capirlo dal sorriso maligno di un ex-ciclista che di solito a me non prestava attenzione e che malgrado i 30 gradi quel giorno mi disse:”Frigo, oggi tu sei l’unico che sta al fresco.”
Comunque … senza esitazioni al Commissariato mi sono preso tutte le responsabilità, nel ciclismo ci sono regole non scritte. La squadra non si tocca. E comunque si sa che al ciclista non crede nessuno, d’altronde é lui che assume. Verissimo.
Non aveva importanza raccontare cosa realmente succedeva. Che mi crediate o no non ero nemmeno cosí dispiaciuto che la mia carriera fosse finita. Certo mi spiaceva il modo in cui era finita, ma ero fisicamente a pezzi.
La voglia di rompere le regole é nata quando ho sentito le dichiarazioni di Ferretti, Proudhomme, Leblanc. Tutti uniti e indignati.
Sono stato processato e condannato in piazza.
Amedeo Colombo, presidente ACCPI disse che “andavo isolato socialmente”.
Avevano passato il limite, nessun atleta per quanto colpevole era mai stato insultato e offeso in quel modo.
Loro, quelli che fanno la lotta al doping, che stilano e ti fanno firmare regolamenti sanitari rigidissimi. Lo fanno solo per mettere a posto la loro piccola coscienza, ammesso che ne abbiano una.
Cosí, armato di coraggio e da solo contro il sistema, ho raccontato la verità che ha portato alle conclusioni che trovate sulla pagina Wikipedia.
Manager e sponsor sono assetati di vittorie, é un avidità che non trovi nell’atleta. L’atleta si allena, certo usa sostanze per provare a vincere ma poi la gara é un’incognita, quasi una scommessa. Allenarsi e doparsi non é garanzia di successo, sarebbe troppo facile. Loro invece pretendono che vinci. Loro investono su di te, sei loro merce.
A seguito dei trattamenti dopanti usati nel 2003, ho iniziato un leggero ma inesorabile declino fisico che mi ha portato nella primavera 2004 a uno stop di 3 mesi per ipoglicemia. Nulla di cosí grave ma comunque limitante sul piano atletico.
La squadra e nello specifico Ferretti ha iniziato a farmi pressioni. Non vincevo più e volevano ridurmi lo stipendio. Non sono riuscito a trovare un’altra squadra.
Arriviamo al Tour 2005. La Gendarmerie leggendo le mie dichiarazioni con la discrezione che li contraddistingue tra le righe di un verbale mi hanno fatto sapere il nome dell’informatore e da lí ho capito chi c’era dietro.
La Fassa Bortolo é una delle peggiori squadre della storia del ciclismo. Non ho mai trovato tanta bassezza umana.
Come ho detto avrei taciuto nel 2005. Mi ero rassegnato al silenzio del 2009 dopo che i giornali avevano scelto di non raccontare. Ma non mi aspettavo che dopo la evidente implicazione di doping della Fassa, nel 2010 venissi querelato in sede civile pretendendo danni morali e patrimoniali. Questo é accanimento.
Quando un’atleta vince sembra che sono loro che pedalano; si gonfiano come palloni quando dicono di aver scoperto un talento.
Capisco il denaro, poco o tanto ne siamo tutti schiavi ma questi sono senza vergogna.
Posso assicurarvi che all’estero nessuna squadra avrebbe mantenuto un simile atteggiamento.
Comunque, lo spessore delle persone alla fine viene fuori.
Permettemi di dire un’ultima cosa su Marco, Marco Pantani. Forse é il momento di raccontarla. Un giorno a una corsa assistemmo insieme a una scena. Marco capí subito cosa stava succedendo. Il giorno dopo tornai da lui per chiedere spiegazioni. Fu netto:“vedrai che lo trovano positivo …”. Fini lí. Il gruppo si mise in fila e ognuno prese il suo posto.
Il corridore in questione fu trovato positivo, tutto successe suo malgrado, era solo una pedina. Quando riincontrai Marco, mi disse:”Cosa ti avevo detto, non valiamo niente, ci usano e poi quando decidono loro ti fanno fuori.”
Era rosso in faccia, schiumava dalla rabbia, non stava parlando solo del caso in questione. Stava parlando di Madonna di Campiglio. Si era accorto subito di quello che stava succedendo, stesso modus operandi, certe cose quando le vivi in prima persona poi la vita ti porta a riconoscerle a colpo d’occhio. Il simile riconosce il simile.
Ma queste sono solo chiacchere … mica crederete a quello che vi dico io !
Una volta sono interessi economici, un’altra politici, se volete mettiamoci anche la malavita ma alla fine che paga é sempre e solo l’atleta.
Accettarlo e piegarsi é dura …
Non tutti nasciamo per farlo.
Voleva cambiare le cose, disse che il ciclismo doveva fare come il calcio e la Formula 1. Come risultato si era beccatto una diffida o una querela, non ricordo esattamente.
Voi lo piangete per quello che sapeva fare in bicicletta ma il mondo del ciclismo ha perso una persona sincera e diretta nelle parole che avrebbe potuto cambiare tante cose e dare ai corridori la dignità e la credibilità che meritano.
Il Pantani giù dalla bicicletta era forte almeno quanto quello che correva.
Io ho finito, sono stufo e dopo 14 anni penso di averne diritto.
Il ciclismo non é più il mio mondo da tanto tempo, forse non lo é mai stato.

Ringrazio voi del forum per avermi permesso quello che dal 2009 mi é stato negato di raccontare.

Con sincerità,

Dario Frigo[/quote]

[quote=“DarioF”]Buonasera a tutti,
Può darsi che questo non sia il thread giusto.
Chiedo scusa.
Buona lettura.
Quella che segue é una sorta di denuncia pubblica che mi sento costretto a fare per proteggermi.
Credo che qualcuno mosso dalla sete di vendetta viscerale nei miei confronti abbia passato i limiti della legalità.
Queste persone forti del mio non voluto isolamento mediatico, della completa indifferenza delle autorità preposte e della complicità della stampa potrebbe arrivare a commettere qualsiasi cosa nei miei confronti.
Che dopo la sentenza definitiva io abbia rialzato la testa a qualcuno deve aver dato fastidio. Come dargli torto, lascio limpidamente intendere la totale volontà della stampa di nascondere la verità, sottolineo la totale indifferenza dei principali organi sportivi preposti e svelo il marcio in qui la squadra nuotava con medici e dirigenti compiacenti all’uso di doping. Gli ingredienti ci sono tutti.
Da circa tre anni ho il mio account Facebook, quasi «asettico» per esserci ma nell’ombra, senza mostrare la mia vita, non per raccogliere like o falsi amici. Pochissimi hanno bussato e puntualmente venivano cancellati per la mia diffidenza quando capivo che nemmeno loro sapevano che dire.
Credo che tutto sia iniziato circa due mesi fa.
Lascio entrare un mio ex-compaesano che ora vive in Germania. Qualche frase amichevole per rassicurarmi sulle sue più sincere intenzioni e uno strano in bocca al lupo … per cosa !
Giovedì 10 Ottobre arriva il primo ex compagno di squadra, un corridore di seconda fascia, incredulo e decisamente curioso lo lascio entrare.
Chi muoveva le pedine aveva capito che stavo abbassando la guardia e iniziavo a fidarmi.
Venerdì, curioso scrivo a questo ex-collega: «Allora non parli ?», mi risponde quasi infastidito e taglia corto. Bene ho pensato la faccenda si fa interessante.
Alla spicciolata arrivano altre richieste anche da parte di ex-colleghi, personaggi più o meno famosi, giornalisti sportivi, giornalisti di cronache giudiziarie e gente comune. Osservo e lascio entrare.
Sabato 12 Ottobre mi chiede l’amicizia un noto ex-giornalista sportivo, esordisce dicendo: «Ben ritrovato … ». Come, sono su Facebook da tre anni … Non si riferiva a quello, il ciclismo mi stava riaprendo le sue porte e lui mi stava dando il benvenuto. Immediatamente mi da il suo numero di telefono, io non faccio altrettanto.
Lunedì mattina all’una dopo una pizza con amici rientro a casa, mi collego avevo già 300 «amici» … mi fermo a pensare, la situazione può sfuggirmi, stanno creando il caos … cancello 280 persone. Ne tengo poco più di 20 curioso degli eventuali sviluppi.
Premetto che dopo il 2005 nessun corridore mi aveva più cercato o parlato, in molti per non salutarmi preferivano voltarsi. IPOCRITI !
Quando lunedì pomeriggio mi chiede l’amicizia un ex-collega che lavora in televisione rimango allibito ma capisco che il cerchio si sta chiudendo. Probabilmente capiscono che in un attimo posso chiudere i contatti con tutti e sparire. Sembra fin da subito che niente sia successo, non fa alcun riferimento alla mia vicenda e mi manda il suo numero di telefono … Gli rispondo: «cosa ne devo fare, gioco i numeri al lotto … ?», mi risponde: «ma no dai che ho voglia di sentirti … ». Come no, sono 15 anni che mi evitate!
Il tira e molla va avanti fino a martedì pomeriggio.
E’ pressante.
Cedo: «dimmi quando ti posso chiamare …». Dopo più di due ore mi risponde: «Chiamami domani mattina dopo le 10 …».
Non ho nessuna intenzione di chiamarlo …
Mercoledì mattina sono davanti al mio pc, mi arriva un messaggio da qualcuno che ha ritrovato un briciolo di coscienza e mi dice: «Ti vogliono fregare, salvati … ».
Contemporaneamente mi scrive l’ex collega: «Ma allora me lo dai questo caxxo di numero?».
In quel momento ricevo due notifiche di accesso non autorizzato al mio account di posta elettronica di Yahoo, una dall’India e una dalla Thailandia. Mi stavano hackerando il telefonino. Li disconnetto. Ci riprovano da altre località.
Disinstallo la app, spengo il telefonino, estraggo la SIM e faccio il reset.
Da quel momento smettono gli attacchi.
Mi compro un nuovo telefonino, una nuova scheda SIM e corro in banca.
Quando torno sulla pagina Facebook c’era un ultimo messaggio da parte del mio «caro» ex-collega: «ma dove sei finito …?»
Probabilmente avevano bisogno della telefonata per portare a termine il loro piano.
Non penso che fossero interessati ai soldi, probabilmente volevano coinvolgermi in qualcosa di illegale che mi avrebbe riportato a una nuova gogna pubblica.
Da quel momento spariscono tutti, torna il silenzio, nessuna nuova richiesta di amicizia o altro.
Nel silenzio a mente fredda ho ricostruito quanto accaduto, ogni parola e ogni persona.
Facevano tutti parte del disegno. Alcuni loro malgrado.
Giovedì 17 mi reco alla Polizia e li informo del fatto con i nomi delle persone coinvolte. Ricordo che io non vivo in Italia.
Come atleta non ho il diritto di paragonarmi a Marco, lui e’ stato un grande, ma come essere umano sento che in questa vicenda che mi sta coinvolgendo c’é qualcosa in comune con quello che hanno fatto a lui.
Per favore leggete tra le righe … non posso dire tutto.
Torneranno, tempo al tempo.
Altro modus operandi e mi coglieranno impreparato.
Non sai mai dove possono colpire.
Qualcuno potrebbe dirmi taci e fuggi, contro il sistema sei il nulla.
No, la difesa é un mio diritto lo devo a me stesso.
Come in bici ho sempre lottato da solo e continuerò a farlo.
Nella mia vicenda 2003-05 sono coinvolti anche altri corridori, ricoveri ospedalieri dovuti a sostanze dopanti, clienti di Fuentes mai resi pubblici ecc.
La fatica e la lealtà mi hanno sempre fermato dal lasciare anche solo intendere chi fosse coinvolto.
Alcuni di loro con questa ultima vicenda hanno dimostrato di non avere nemmeno più la dignità.
Con la sincerità che mi ha sempre contraddistinto su questo forum.
Saluti.[/quote]

[quote=“DarioF”]Buonasera a tutti,
Poco o niente é stato approfondito sulla mia vicenda e quel poco che é stato detto é una delle ragioni per cui continuo a scrivere.
A suo tempo avevo creato una pagina Facebook dove continuerò a pubblicare i miei interventi su questo forum e alcuni atti processuali.
Continuano a pestarmi i piedi, a sentirsi intoccabili, vorrebbero farmi sparire insieme alle 4 sentenze che li coinvolge più o meno tutti.
Io non voglio essere riabilitato. Quello che ho fatto ho fatto, non rinnego nulla. Ma che ognuno si prenda le sue colpe.
Amen.
Nelle ultime settimane poi, prima i vecchi «amici» che sono tornati a farsi vivi.
E nel mentre l’attacco hacker.
Coincidenza … dubito.
Che bassezza umana …!
Decidere da dove iniziare non é semplice, tantomeno mantenere una cronologia logica senza ripetersi, troppi personaggi. Accetto che alla stragrande maggioranza delle persone che frequentano questo forum questa storia sa di stantio.
E’ una vicenda durata più di 13 anni, una vicenda umana, parla di potenti che pensano di sostituirsi a giudici e magistrati con il loro denaro e potere. malgrado tutto mi considero fortunato, perché se penso a tutto questo accanimento nei miei confronti non so che fine mi avrebbero fatto fare se non avessi incontrato giudici italiani e francesi con una coscienza.
In Francia, il giudice, alla fine della fase istruttoria chiese un confronto tra me e il Ferretti.
Alla prima udienza lui non si presentò.
Il 26 Marzo 2007 alla fine del confronto il Ferretti disse che mi avrebbero chiesto i danni per quello che avevo dichiarato. Il Giudice disse che in Francia chi ha una cassa del «nero» e ci paga un medico ambiguo (come il Maynar …) non chiede i danni a nessuno.
SE ACCETTI LE REGOLE TI FERMI !
Il ciclismo, lo sport era una lavatrice. Il passato é d’obbligo.
Non so chi sia arrivato prima.
Nessuno é santo …
Il 5 Marzo 2009 il Pubblico Ministero esordì la sua requisitoria davanti alla corte di Appello di Chambery chiedendomi scusa. Disse che se le indagini fossero andate fino in fondo sarebbero arrivati a Fuentes.
Ricordo che Varin, manager antidoping dell’UCI nel 2005, è stata la prima persona ad essere interrogata e ad essere messa al corrente di quanto da me dichiarato. Disse che avrei risposto in prima persona delle mie dichiarazioni.
La Federazione Francese venne incaricata dall’UCI per il mio caso.
Decisero di non condannarmi.
L’ UCI non mi ha mai convocato o impugnato la sentenza, non gli conveniva alzare un polverone.
Il giorno successivo al processo di Appello a Chambery mi capitò in mano la Gazzetta dello Sport, decido di chiamarli. Chiesi di parlare con Bergonzi. Non sapevo avesse fatto carriera. Mi rispose dicendo che non si ricordava più chi fossi.
Passai oltre. Gli chiesi solo un pò di equilibrio nell’esposizione dei fatti o il silenzio.
Decise di mandare Luigi Perna per un’intervista. Gli misi a disposizione alcuni dei documenti in mio possesso. Li chiamai dopo due mesi, mi dissero che i piani alti avevano posto il veto sulla vicenda.
Ho accettato il silenzio, la goccia che ha fatto traboccare il vaso e’ stata un’intervista di tuttobiciweb.it a firma Alessandra Giardini al Ferretti. Dopo aver fatto la ruota come i pavoni si permise di dire la sua sul caso Froome …
A domanda: «Fosse stato un suo corridore l’avrebbe sospeso?», rispose: «Si, io si.»
Scrissi a Stagi, avevo il sangue alla testa. Come si permetteva Ferretti di giudicare Froome?
Sapeva chi era e cosa faceva il Maynar, da dove veniva, con chi aveva lavorato e se l’é tenuto fino a fine anno … !!! QUANDO LA GENDARMERIE GLIENE HA CHIESTO CONTO HA INIZIATO A BALBETTARE, SUDARE A RISPONDERE IN MANIERA SPONTANEA IN ITALIANO NONOSTANTE LA BUONA CONOSCENZA DEL FRANCESE.
ERA UNA PERSONA CON LE SPALLE AL MURO.
Il sergente di ferro non era più di ferro.
Ricordo che il Maynar partecipò a 70 gg. di competizioni nel 2003 senza contratto, pagato in «nero». Di cosa faceva ne parleremo nelle prossime puntate.
Ammetto che non era certo una mail amichevole quella a Stagi. In allegato gli mandai copia dei verbali.
La sua risposta non fu da meno: «Ah, ma allora la Fassa Bortolo non ha chiuso per colpa tua …».
Per precisazione ricordo che il tribunale di Ravenna sede distaccata di Lugo ha stabilito che LA FASSA BORTOLO NON HA CHIUSO PER COLPA MIA.
Mi hanno accusato di tutto io non lo accetto ed é la ragione per cui sono ancora qui.
Ho capito che era arrivato in qualche modo il momento di far sentire la mia voce. Non sarà mai una voce tuonante, la stampa serve a quello, come quando mi hanno processato in piazza. Oggi più che mai sono tutti uniti nella loro ipocrisia che chiamano lotta al doping e poi se ne vanno tutti a braccetto confortandosi che sono io quello che ha sbagliato. In questi mesi ho contattato un giornalista che stando alle sue convinzioni aveva fatto tante battaglie contro il doping. Il realtà le battaglie le faceva contro i corridori coinvolti in storie di doping. Mi disse che il doping era appannaggio di pochi imbroglioni.
Difatti in 10 anni di professionismo ho condiviso la camera con altri atleti ed ero l’unico imbroglione …!
E poi certo il Maynar era pagato solo per me …!
Ti rendi conto che in questa società nemmeno più quello che dicono i giudici ha valore.
Si può guardare al futuro quando si e’ chiuso il recinto e tutti hanno pagato.
ESISTE SÌ LA PRESCRIZIONE MA NON SI APPLICA ALLA DECENZA, ALLA MORALE E ALL’ETICA.
Penso che la lotta al doping non si misura solo con il numero di controlli, le positività ecc. ma da quanto a fondo si va per ogni singolo caso. A me sembra che siamo ancora fermi alla superficie.
Per tanti sarà dura da mandare giù ma ha ragione Armstrong, il doping non ce l’ha portato lui e nemmeno io. C’era già, CE L’HANNO PORTATO MEDICI E DIRIGENTI.
Non é il giovane atleta che cerca il doping … lo incontra lungo la strada. Glielo mettono sotto il naso.
Dire di no é nobile.
Farlo per poi farsene un vanto no.
Una persona intelligente é una che anche accettando quelle regole folli abbassa la testa e tace.
Chi col sorriso sornione risponde che gli imbroglioni sono tutti stati beccati e lui stesso un imbroglione.
C’e’ ancora tanto da dire.
L’ inverno é alle porte.
Saluti[/quote]

[quote=“DarioF”]Salve,
Oggi entreremo un pò più nel dettaglio.
Parleremo della Parigi-Nizza '03.
Ci sono alcune cose da chiarire prima di iniziare.
All’interno di una squadra non tutti medici hanno lo stesso peso.
Il medico sociale nel 2003 era il Dott Roberto Corsetti, aveva il compito di tenere le cartelle cliniche dei corridori, di segnalare ogni anomalia. Sia essa dovuta a una patologia o all’uso di materiale dopante. In sinergia con il manager può decidere di prendere provvedimenti contro chi non rispetta il regolamento sanitario interno. Fino al licenziamento.
Paolo Fassa si vantava nelle interviste che i medici li aveva presi per controllare cosa facevano i corridori.
ME COJONI … !
Alla Parigi-Nizza del ’03 vinsi la crono a Vergèze e indossai la maglia di leader. La mattina dopo vennero i controlli dell’ UCI, tutto era in ordine. Prima di andare a fare colazione il Dott Emilio Magni mi iniettò un preparato messo a disposizione dal Maynar. Si arrivava sul Mont Faron quel giorno. Doveva essere un test in vista del Giro. Era un’emoglobina sintetica, già testata da altri corridori.
Dovevamo vedere come reagiva il mio fisico.
Dopo colazione iniziai a sentirmi male, posso assicurare che venire qui oggi a raccontarlo non mi fa piacere.
I dolori aumentavano, dissi che non ce la facevo a partire e gli chiesi di portarmi in ospedale. Erano reticenti. Temevano che venisse chiamata le Gendarmerie.
Esitavano.
Io continuavo a stare sempre peggio.
Con me restarono il Dott Emilio Magni e Volpi, direttore sportivo, aspettarono che tutti se ne fossero andati e finalmente chiamarono l’ambulanza. Arrivati all’ospedale di Nimes si prodigarono a distribuire cappellini e borracce al personale ospedaliero per cercare di mantenere un certo riserbo. Infatti nulla trapelò. Passai la notte in ospedale.
Il giorno successivo me ne tornai a casa.
La squadra si fece carico della degenza.
Aspettai qualche giorno e chiamai il Ferretti. A fatica mi chiese come stavo, gli dissi che volevo riprendere le competizioni quanto prima. Mi disse: «forse abbiamo fatto un errore a riprenderti, parlane con il tuo procuratore vedi cosa può fare».
La telefonata si concluse.
La mia unica colpa in quel caso era che non reggevo quel tipo di medicine. Quella era l’unica ragione per cui dovevo essere allontanato.
ERO CARNE DA MACELLO.
Nei giorni successivi anche il Maynar venne convocato dal Ferretti. Si incontrarono a Bologna per chiarirsi sull’accaduto. Maynar la giustificò come una rara reazione allergica.
Forniti i dovuti chiarimenti ognuno riprese il proprio posto.
IL MAYNAR CONTINUÒ IL «PREZIOSO» LAVORO FINO ALLA FINE DELLA VUELTA NONOSTANTE FOSSE SENZA CONTRATTO E PAGATO CON UNA CASSA DEL «NERO». STESSO PROTOCOLLO.
Il Dott Roberto Corsetti mantenne salda la propria poltrona e lo stesso il Dott Emilio Magni.
L’UNICO CHE DOVEVA ESSERE ALLONTANATO ERO IO.
Per me fu un duro colpo, potevo lasciarci la pelle. Una ripresa completa non credo sia mai avvenuta, da quel momento non ho più testato strane sostanze ma utilizzato solo quelle che conoscevo e non mi davano problemi.
Sentite cosa diceva il Dott Roberto Corsetti in un’intervista a Tuttobiciweb.it del 4/2/11 :«Rileggo spesso il primo regolamento sanitario della Fassa Bortolo del 2000 … lo scrissi io di mio pugno … tutti gli atleti che lo firmassero per approvazione … Quel regolamento, quale prima forma di argine costituzionale e normativo interno al dilagare del fenomeno doping, fece epoca. Persino una squadra di calcio di serie A ci chiese di averne una copia» «I ciclisti, i direttori, i medici e gli sponsor hanno cominciato per primi ad alzare la guardia e le difese per contrastare la diffusione del doping … chiedendo aiuto di tipo normativo alle istituzioni di riferimento».
Mi fermo, andate a leggere tutto l’articolo, a me disgusta. L’ unica cosa che mi sento di dire é che il Dott Roberto Corsetti il regolamento sanitario deve averlo letto e riletto così tante volte che alla fine ci si é pulito il cuxx.
Se fossero veramente intervenute le istituzioni di riferimento a quest’ora il carissimo Dott Roberto Corsetti , Dott Emilio Magni e Ferretti erano tutti fuori dal ciclismo.
Vi ricordo che il Dott Roberto Corsetti é stato Presidente dell’Associazione Italiana Medici del Ciclismo (A.I.Me.C.) dal 2008 al 2016.
Continuerò a ripeterlo in ogni mio intervento, NON VOGLIO ESSERE RIABILITATO ma certi fatti che oggi vi sto raccontando dovrebbero farvi riflettere.
Hanno deciso che dovevo essere l’agnello sacrificale del ciclismo e questo a me non sta bene.
Alla prossima.
Saluti[/quote]

[quote=“DarioF”] Salve,
Oggi voglio fare le pulci all’Affidavit di Danielson che ha corso con Armstrong dal 2005 al 2007. Ecco il link dal sito USADA:

http://d3epuodzu3wuis.cloudfront.net/Da … idavit.pdf

Inoltre attestava: ”USADA found Tom Danielson’s testimony to be substantially corroborated by the testimony of other witnesses and FOUND HIM TO BE TRUTHFUL AND HIGHLY CREDIBLE …”
Noi prendiamo in considerazione l’anno 2004 quando correva alla Fassa Bortolo, io mi ammalai di ipoglicemia e iniziai a correre al Campionato Italiano e poi da lì a fine Luglio con il Brixia tour e il Portogallo. Marcos Maynar Marino non c’era più e con lui la «comodità» e la «tranquillità» del servizio … ci si doveva arrangiare.
Ma la politica in materia era sempre la stessa.

Nei punti dal 22 al 24 dice che la vita in Italia per un americano era difficile e “IT WAS APPARENT THAT DOPING WAS PREVALENT IN EUROPEAN CYCLING”.
23 - “The cycling was very hard. I was having trouble keeping up, and the TEAM MANAGEMENT MADE IT CLEAR THAT THEY WERE UNHAPPY WITH MY RESULTS. FERRETTI SAID, THAT MY PERFORMANCES WERE «NOT WHAT WE EXPECTED».”
25 - “The team doctor Other-1 (who is currently the team doctor for Liquigas-Cannondale) said that some riders had second or third apartments which they used to store their performance enhancing drugs”.

Se vengono a perquisirti la casa dove vivi non devono trovare nulla. ANZICHÉ RICORDARGLI LE REGOLE IN MATERIA DI DOPING GLI INSEGNA COME RAGGIRARLE … ! Ricordo che Paolo Fassa nelle interviste si vantava che i medici li aveva presi per controllare cosa facevano i corridori.
Perché nascondere il nome Other-1 ? La lotta al doping deve essere senza quartiere, nessuno sconto. Se avessi un figlio mi preoccuperei che non finisca nelle mani di Other-1 e vorrei sapere il nome.
Non posso espormi perché alla Fassa Bortolo nel 2004 c’erano tre dottori e due erano alla Liquigas-Cannondale nel 2012.

25 - “I also came to understand that the WIVES OF MY TEAMMATES were serving as drug runners”. Ne parla al plurale …
27 - “At one point I was called into a meeting with Ferretti and he asked me if I had a doctor. I said “no” and HE JUST LAUGHED AT ME.”
28 - “After that, I asked Ferretti for help in finding a doctor.”
29 - “Eventually, he set up what he called a “test” with Dr. Michele Ferrari. FERRETTI WAS VERY SECRETIVE ABOUT THE MEETING. I was not allowed to speak with Dr. Ferrari prior to the meeting and had to go through a third person to learn the arrangements for the meeting.
31 - “I was instructed to go by myself in a FASSA CAR WITH NO TEAM MARKINGS”.

Per le istituzioni UN CORRIDORE CHE FREQUENTA IL DOTT FERRARI VIENE SANZIONATO E SE INVECE IL FERRETTI ORGANIZZA UN TEST A UN CORRIDORE CON IL DOTT FERRARI, LO SI NOMINA «ADVISER» DELLA NAZIONALE CICLISTICA?
In 10 anni di professionismo qualcosa ho visto. Non sempre era sufficiente una telefonata per farsi seguire da un preparatore.
NO, CI DOVEVA ESSERE QUALCUNO CHE GARANTIVA PER TE. Sia interno o esterno alla squadra. Più il preparatore é importante più il peso dell’intermediario doveva essere alto.
Perché erano necessarie queste garanzie ? Ah, saperlo …
La terapia ematica per un grande giro consigliata dal ginecologo era di 3 trasfusioni. Pensate davvero che sia possibile gestire logisticamente una cosa del genere senza che la squadra se ne accorga ?
Un «privilegiato» a un grande giro, subito dopo i controlli ematici UCI, prese un aereo privato per raggiungere una località «sicura» e sottoporsi a una trasfusione. Tutto da solo …
La lotta al doping dovrebbe essere innanzitutto una questione di buonsenso e di cultura.
Voglio essere martellante.
La Corte di Appello di Chambery parlò di un “SISTEMA SCANDALOSO BEN LONTANO DALL’ETICA SPORTIVA”.
Il Giudice del Tribunale di Treviso parlò di “APPARENTE FORMALE RIGORE”.
La mia storia e quella di Danielson si sono a malapena incrociate ma hanno un comune denominatore.
Con gli ultimi due post ci sono elementi sufficienti per parlare di «doping organizzato e istituzionalizzato». Alla faccia anche della Russia di Putin.
I burattinai manovrano i fili e si preoccupano che il palco risplenda.
I burattini seguono i diktat imposti assumendosi tutte le eventuali peggiori conseguenze. La Fassa Bortolo faceva firmare rigide regole in materia di doping, tra le quali spiccava che il corridore si assumeva tutte le responsabilità e manlevava la società da qualsiasi implicazione di doping. Con questo MANLEVARE hanno giustificato ogni loro ignobile comportamento.
QUESTA É STATA LA LORO DIFESA PER 13 ANNI !
Sponsor e manager possono essere «ACCECATI» dal profitto ma non lo staff medico.
Decisivo sarebbe stato il ruolo del medico sociale Dott Roberto Corsetti.
A presto.[/quote]

[quote=“DarioF”]Salve,
Mi hanno riferito che l’UCI e l’UEC ci seguono, bene.
Di doping ne sapete più di me, non ho più niente da insegnarvi …
Vi lascio con due quesiti:
1)Al Tour ’03 cinque corridori della Fassa (Velo, Loda, Gustov, Montgomery, Aitor Gonzales) andarono a casa. Era presente il Dott Emilio Magni. Non fu un virus intestinale. Le indagini di polizia dissero che era altro. Che cos’era? Una menzione particolare la merita Nicola Loda che non si é presentato dicendo che economicamente non ce la faceva a sostenere una trasferta da Brescia ad Albertville. Speriamo che con le granfondo si sia risollevato … !
2)Che cosa e’ successo al Giro del Lussemburgo ’03 a un corridore della Fassa? Che cos’ha in comune con Armstrong ?

La soluzione é ai verbali a Chambery. Mi raccomando acqua in bocca … !
Oggi ci spostiamo dietro le quinte.

Si arrivava a Reggio Emilia al Giro del ’01, stavo perdendo la maglia rosa, decisi di andare in testa a tirare. Vennero a darmi una mano anche Di Luca e Savoldelli, conservai la maglia rosa per pochi secondi. Belli, mio compagno di squadra e terzo in classifica, non venne a tirare.
Dopo la corsa andai a chiedere spiegazioni al Ferretti e mi disse: “… avrei dovuto pagare Belli per farlo tirare … ”. Lo guardai un pò basito e gli dissi: “meno male che ti chiamano sergente di ferro …”. Digrignò la mandibola e non fiatò.
Ferretti ha dimostrato di non avere polso.
Quanto a Belli ha sbagliato sport, doveva dedicarsi allo sci: il trampolino! Lunga e dritta …

A Montebelluna Tosatto salì sull’ammiraglia, mi diede una pacca sulla spalla, guardò Ferretti e gli disse: “Feron, a go fato shopping … “ e l’altro: “Bravo, cos’hai comprato ?”

Ferretti ha sempre criticato Cipollini perché aveva una squadra costruita intorno a lui, che controllava la corsa sin dalla partenza e alla fine si era ridotto a fare lo stesso pur avendo un budget che era di molto superiore a quello delle squadre di Cipollini.
Vincere una corsa di un giorno é anche una questione di fortuna. Non sempre a vincere é il più forte. Nelle corse a tappe contano anche altri fattori, il direttore sportivo e un ambiente sereno sono fondamentali.
Le crono erano per lui giornate di riposo, il più delle volte niente altoparlanti e quindi niente riferimenti. Ho perso 3 crono per meno di un secondo nel 2000-01.

Nel 2004 non volevamo più il Ferretti come manager. Pozzato era il più deciso.
Oltre al suo allontanamento si chiedeva il pagamento dei contratti di immagine nella loro integrità, il pagamento delle trasferte e degli esami UCI trimestrali che da regolamento dovevano essere totalmente a carico della squadra. Non era sempre così alla Fassa Bortolo.
Ci fu una riunione in ritiro a Grosseto tra noi corridori, venne stilato un documento con cui andare da Paolo Fassa. Roberto Petito, se ne tirò fuori e andò a raccontare tutto al Ferretti prima che potessimo incontrare Paolo Fassa e la cosa saltò. La colpa era mia. Pozzato a fine anno cambiò squadra e forse veniva ancora comodo per il futuro …
Capii meglio nel 2005 quando alla presentazione della squadra davanti a 300 persone Petito disse che ero quello che dava problemi in squadra. Che misero comportamento!

A inizio 2004 mi ammalai di ipoglicemia, ricominciai a correre al Campionato Italiano. Il giorno dopo mi incontrai a Spresiano con Ferretti, Simeoni della Fassa e il mio procuratore Battaglini. Dopo alcuni minuti Battaglini ricevette una telefonata e uscì dimostrando un tempismo perfetto …
Simeoni disegnò un grosso tre su un foglio bianco, era furioso. MI DISSE CHE ERANO TRE MESI CHE PAGAVANO LO STIPENDIO A UN MALATO. Presi il foglio, lo piegai e gli dissi: “VOI MI AVETE PRESO E VOI MI PAGATE FINO A SCADENZA SE MI SONO AMMALATO É COLPA DEL MAYNAR CHE AVETE PORTATO IN SQUADRA E PAGATO VOI”. Il resto fu un continuo scambiarsi accuse. Battaglini rientrò che ormai la conversazione era al termine. Prima di congedarci il Ferretti mi disse che me l’avrebbe fatta pagare, nessuno aveva mai avuto il coraggio di essere tanto sfrontato con lui …
Me ne sarei andato volentieri ma non ero io che dovevo cercare una squadra.
Ad Albertville dichiarò che loro avevano il «diritto di fare pressioni». In un’intervista successiva ai fatti del 2005 disse che nell’inverno 2004-05 si era recato all’UCI per ridurmi lo stipendio. Sono sicuro che tralasciò di dire che non correvo perché malato …
L’UCI gli rispose: ”Te lo sei preso e te lo tieni …”

Alla partenza del Portogallo ’04 visto che la Fassa Bortolo aveva appena aperto un nuovo stabilimento in loco, misero un premio per ogni vittoria di tappa. Vincemmo due tappe. Diedero i premi solo a chi volevano. Per loro io non facevo già più parte della squadra. Detto tra noi questo era quello che faceva un buon «manager» italiano.

Il «problema doping» é stato l’«alibi» utilizzato da certe istituzioni per nascondere qualcosa di ben più grosso che andava in scena dietro le quinte. IPOCRITI !
Questo era o meglio é uno spaccato di quel ciclismo. Dove l’atleta era l’unica cosa su cui si speculava.
ZERO DIRITTI … ZERO VALORI UMANI.
TANTI PICCOLI NUMERI.
A presto.[/quote]

[quote=“DarioF”]Salve a tutti,

Susanna conduceva una macchina a noleggio. Era l’11 luglio verso sera, lunghe code al casello autostradale di Saint-Jean-de-Maurienne, fermavano e controllavano tutti. É il suo turno: “Dove sta andando?”
”A Courchevel”
”Da dove viene?”
”Da Monaco”.
“Accosti”.
Il gendarme si gira verso i colleghi, alza il braccio e immediatamente tutti i gendarmi lasciano la postazione. Il traffico torna a scorrere.
Senza perquisire la macchina e verificare i documenti sapevano che era lei che aspettavano.
Più tardi, in commissariato, la curiosità spinse una donna gendarme a chiedere a Susanna: “É vero che a casa hai una Porsche ?”
“E lei come fa a saperlo ?”.
Gelo e sguardi tra i gendarmi per l’inopportuna domanda.
Non era stato un controllo di routine …
Il 13 luglio rimasi in commissariato fino alle 7 di sera, il giudice non c’era. Guardammo la corsa tutti insieme, uno dei gendarmi mi indicò un corridore molto conosciuto, lo chiamò per nome, non era Armstrong e mi disse:« Sappiamo cosa fa quello lì … ma non ce lo lasciano andare a prendere … ».
Prima che iniziasse il Tour in una riunione a porte chiuse tra organizzazione, corridori e staff Leblanc disse che ci sarebbero state perquisizioni. Che strana previsione …
In realtà la mattina del 13 luglio quando due gendarmi entrarono nella mia camera non fecero perquisizioni. Uno dei gendarmi si diresse verso il mio compagno di squadra che era pallido come un cencio e paralizzato dalla paura: “E tu cos’hai da nascondere?”. L’altro gendarme immediatamente lo richiamò dicendogli: “Lui no, solo Frigo”.
Avrebbero dovuto perquisire la camera e la squadra. Invece mi chiesero di raccogliere le mie cose e di seguirli.
Venduto.
Il Ferretti agli inquirenti dichiarò che non escludeva che a fare la soffiata fosse stato un meccanico, un massaggiatore o un corridore. Poi tentò di aggiustare il “non escludo” dicendo che se così fosse stato l’avrebbe saputo …
Non avevo dubbi. Comunque conosco nome e cognome dello spione.
Il lustrascarpe, anche perché privo di intelligenza propria si é limitato ad avvisare la polizia del giorno in cui sarebbe arrivata Susanna. Il suo lavoro é finito lì.
Ma il Mandante … ovvio che c’é stato un Mandante !
Tutto era già pianificato, Leblanc avvisato. Il Tour non voleva altri scandali di squadra. Solo uno, Frigo.
Tanti sapevano, posso assicurarvi che il Mandante ha mosso parecchie pedine, arrivando a contaminare diversi settori. E qui mi devo fermare, non posso dire tutto. Forse un giorno …
Dopo il mio fermo, quasi tutti gli intervistati si finsero scandalizzati: alcuni improvvisamente scoprivano che il doping si usava ancora. Più cercavano di dissimulare e più si infangavano. Si sa, un asino può anche fingersi cavallo ma prima o poi raglia …
Tutti uniti dimenticando il rispetto della presunzione di innocenza e rilasciando dichiarazioni lesive.

Francesco Moser lo conoscete tutti, nel ’05 era presidente del CPA.
ACCPI e CPA sapete di cosa si occupano … prot !
Io e il signor Francesco Moser non c’eravamo mai parlati e detto tra noi non gli sono mai andato a genio. Lo capii prima dei fatti del ’01.
Il 12 mattina mi stavo recando al foglio firma, Susanna era già stata fermata ma non aveva ancora parlato. La gendarmerie venne da me la mattina del 13.
Sentii qualcuno chiamarmi. Con uno scatto felino mi si parò davanti lui: lo «sceriffo». “Vieni qui, vieni qui, ti stavo cercando”, fece alcuni metri al mio fianco, il tempo di dirmi con il sorriso sulle labbra: “oggi con tutto questo caldo sei l’unico corridore a stare al fresco …”. In un attimo eravamo amici per la pelle. Combinazione arrivò anche un noto fotografo, Moserone era euforico, gli disse: “…dai facci una bella foto insieme …”
Dopo la «foto ricordo» me ne andai.
Chissà se l’ha messa tra i suoi trofei !
Il «problema doping» presenta aspetti che toccano anche le istituzioni e certe dichiarazioni o comportamenti se riguardanti personaggi che occupano posizioni di rilievo ne minano la credibilità e sollevano pesanti ombre sulla loro reale missione.

Nella storia del ciclismo quello che é stato fatto al sottoscritto non era mai successo.
Il Mandante ha cercato e ottenuto appoggi e consensi a tutti i livelli. Ogni tanto il sistema vuole la sua vittima per rafforzare la propria posizione: tutto però deve essere circoscritto.
Bella politica.
Ma il Mandante questa volta aveva calcolato male. Vero che la verità non emergerà mai completamente, ma é stato incauto, eccessivamente arrogante e la sua mossa si é rivelata un boomerang.
Ai ciclisti non crede mai nessuno, sono l’anello più debole. I primi e gli unici a pagare.
Sopra non si sale !
Si verificò un fatto inaspettato e da quel momento si innescò una reazione a catena, che mise il Mandante in difficoltà.
Certo, lui aveva già preso accordi e i patti non si cambiano.
Oggi i principali colpevoli, implicati e corrotti li posso mettere tutti in fila. Se tutta questa vicenda fosse stata di dominio pubblico il ciclismo ne sarebbe uscito a pezzi.

Per certi versi il 13 luglio é stata una liberazione.
Ma non pensavo che dire la verità mi portasse un fardello così pesante.
Ho scelto di non avere figli perché non meritavano di vivere in un mondo così di merda.
Oggi ne sono ancora più convinto.

A presto.[/quote]

[quote=“DarioF”]Salve a tutti,

Lo sponsor non gradisce che il proprio marchio venga associato al doping ma credere che patron Paolo Fassa non ne fosse a conoscenza riesce difficile.
Se non avesse rilasciato ambigue dichiarazioni potrebbe cavarsela dando la colpa ai sottoposti, ma le parole e le azioni intraprese hanno un peso.
Dire che: “… nel 2003 ci eravamo attrezzati per questo obiettivo(Giro) …”, lascia poco spazio alla fantasia. O si riferiva alla collaborazione illegale del dott Marcos Maynar Marino, quindi sapeva e ha taciuto, oppure credeva di gestire un’utensileria.
Possiamo affermare che il servizio medico del Maynar ha avuto i suoi benefici. Nel 2003 é stato il team più vittorioso, 51 successi. Ne é valsa la pena …
Apro una breve parentesi: il dott Maynar non si presentò all’interrogatorio ma accettò di rispondere a un formulario scritto. Disse che aveva interrotto la collaborazione col team per una questione economica, non lo avevano pagato per quello che gli era stato promesso. Lavorava senza contratto e veniva pagato in «nero».
Di sicuro il problema soldi alla Fassa Bortolo era pressoché una costante. Se non vinci ti riduco lo stipendio, se ti ammali pure.
Chi aveva un contratto di immagine era costantemente sotto pressione.
Ma torniamo alle assurde dichiarazioni di patron Paolo Fassa: “Tutte le volte in cui abbiamo scoperto che qualche nostro corridore, per conto proprio, faceva delle cose non corrette, lo abbiamo eliminato”.
“Non posso fare nomi, ha concluso, ma ogni anno uno o due li abbiamo lasciati a casa per questa ragione”. Evviva la verità … difficilmente scopri che un atleta si dopa a fine stagione. A metà anno non hanno mai eliminato qualcuno, perché voleva dire continuare a pagare lo stipendio fino a fine anno. Anche se si dopavano ma vincevano se li teneva. E a conti fatti almeno 6-12 corridori facevano cose «per conto proprio».
Bella squadra !
Chissà perché nel ’03 non hanno sospeso i medici dopo che mi hanno mandato all’ospedale … !
Dire che: “… avete visto tutti la figuraccia di Aitor Gonzales al Terminillo …” emerge con forza che di rispetto per l’atleta e della fatica sportiva il Paolo Fassa non ne conosceva il significato.
Comunque, al patron Paolo Fassa non manca il coraggio. Spero che qualcuno gli abbia riferito cosa hanno dichiarato i giudici: “ … UNA PRATICA DEL DOPING DEGLI ATLETI ISTITUZIONALIZZATA E ORGANIZZATA DAI DIRIGENTI DEL TEAM FASSA BORTOLO …”. Chiedere il risarcimento danni a un atleta dopo quanto emerso dalle indagini francesi é una beffa.
Diceva anche: “La campagna di moralizzazione é servita” e ancora “il doping nella nostra squadra non é tollerato”.
Intendeva forse che nelle altre squadre lo era?
Per essere credibile e coerente a tutti i bei discorsi e non lasciare dubbi avrebbe dovuto chiedere i danni a Giancarlo Ferretti. Invece «cuor di leone» i danni li ha chiesti al sottoscritto.
Peccato per lui che ha perso.
Ma il signor Paolo Fassa ha le sue regole, il suo tribunale e probabilmente lui é il giudice.
Ha sette pistole, quattro fucili e sette guardie del corpo.
Paolo Fassa salta come un ragazzino quando un atleta gli regala trionfi. Quelli che non vincono invece andrebbero eliminati. Meno male che Paolo non ha un pulsante.
La Fassa Spa nella causa civile pretendeva che pubblicassi a mie spese sul quotidiano “Il Gazzettino” che ero stato condannato a tre mesi. Su quello volevano farsi belli al paesello.
Nell’immaginario collettivo lo sport é sinonimo di unione, etica e dedizione ma allora personaggi come Paolo Fassa e Ferretti non erano degni di fare parte di questo mondo.
Una volta lo sponsor era un «padre» e i corridori erano i suoi «figli», nel bene o nel male la fatica e la dedizione gli suscitavano emozioni, certo poi c’era il lato economico, ma veniva dopo.
Nella sentenza del processo di Treviso il giudice attestava: “… IN PARTICOLARE, NON PUO’ ESSERE TRASCURATO CHE LA MEDESIMA(FASSA BORTOLO) SI E’ AVVALSA DI UN DIRETTORE SPORTIVO, GIANCARLO FERRETTI, CON TRASCORSI NON PARTICOLARMENTE LIMPIDI …”.
Giancarlo Ferretti é stato osannato e riciclato al di fuori di ogni logica e controllo democratico. In nome dello sport e di forti interessi economici e politici ha continuato a gravitare in un mondo, quello sportivo, che per coerenza avrebbe dovuto allontanarlo.

Eppure il Ferretti, dimenticando le varie sentenze, in un’intervista del 5/2/18 si autocelebra dicendo: “Allora. Sono un imbecille, uno stupido, uno scemo, che dico: pratico quella cosa lì(doping) per vincere una corsa in più? E perdo lo sponsor?” “ … c’é qualcuno che le ha detto, o ha detto, che Ferretti mi dava questo o quell’altro? Non lo trova. Perché non c’é. Lo stesso Dario Frigo non ha mica detto che gliel’ho dato io. C’é stato un momento che lo ha detto, e poi é sparito. Lei sa dov’é Frigo? Non lo sa nessuno. Non so dov’é, é sparito.”
Eccomi ! Non sono sparito, pensavo che il «mercenario» ti tenesse informato sui miei spostamenti. Ho atteso pazientemente nell’ombra la fine delle questioni legali intraprese dalla Fassa e che le vostre bocche la smettessero di giocare a chi raccontava più bugie. Ferretti, io non ho mai dichiarato che tu mi hai dato sostanze dopanti, ci mancherebbe, quello lo hanno fatto i dottori che lavoravano per te. MA HO DICHIARATO CHE LE SOSTANZE LE HAI PAGATE TU COME HAI PAGATO IL MAYNAR. LA VERITÀ NON SI RITRATTA.
Se non ricordi quello che hai dichiarato trovi tutto agli atti a Chambery.
Riguardo all’imbecille, stupido e scemo i fatti parlano per te.
Anche per oggi basta.
Lasciamo che Ferretti si goda la vecchiaia portando a spasso i suoi cani … uno sono sicuro che si chiama Sansone … e a patron Fassa lasciamo una delle peggiori squadre della storia del ciclismo.

A presto.

NB I link relativi alle dichiarazioni sopracitate li trovate sulla pagina Facebook[/quote]

Z forum dowiadujemy się, że od 2002 mieszka poza granicami Włoch i obecnie pracuje w branży komputerowej. Zapytany przez jednego forumowicza o wycofanie Pantaniego z Giro 1999 odpisał, że nie może o wszystkim pisać, a milczenie wymaga czasem wielkiej siły. Opisuje też sytuację z Paryż-Nicea 2003, gdy po czasówce miał wyścig w kieszeni i wycofał się jako lider z powodu kłopotów żółądkowych (też mi zaskoczenie, że jednak nie kłopoty żółądkowe, nawet dla nastolatka bez stałego dostępu do internetu było to wtedy oczywiste). Jest sporo smaczków z życia Fassa Bortolo. Pewnie warto się wczytać, choć mówię - sam jeszcze nie miałem czasu.

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Podbiję, jakby udało się to komuś przetłumaczyć z włoskiego, byłbym bardzo wdzięczny.

Próbowałem z użyciem translatora, ale sens długimi fragmentami trudno wyłapać.

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Tak sobie myślę o tym Fuglsangu i doktorze Ferrari i LBL. Naprawdę jeśli jakieś mikrodawki potrafią sprawić że po tych 200 km w nogach odlatujesz przeciwnikom na pagórku jak jakaś świeża kozica to … robi to jednak różnicę.

gdyby się potwierdziło z Fuglsangiem i Łucenką to w sumie dobra informacja dla kolarstwa, gdyż

  1. ich postęp był na tyle wyraźny i dziwny, że dobrze że to właśnie chodzi o tych budzących największe podejrzenia niż kogokolwiek innego;
  2. okazuje się, że żeby się dobrze naszprycować to dalej trzeba trzymać kontakt z kimś takim jak Ferrari, mimo że wszyscy wiedzą, że tego robić nie wolno, ale najwyraźniej facet nie doczekał się godnych następców.
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To co w takim razie myśleć o Alaphilippe, który wiosną jeździł na równym poziomie z Duńczykiem, a na Tourze nawet lepiej?

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Tylko Duńczyk jest w gazie w wieku 34 lat!:wink:

Ja tam mam swoje nieskomplikowane myśli :stuck_out_tongue:

  1. Jednak to trochę inaczej, gdy ktoś jest wybitnym talentem właściwie od początku swojej kariery, a inaczej, gdy kolarz wcześniej dobry, ale nie wybitny, nagle w wieku 34 lat osiąga poziom nieosiągalny dla innych kolarzy.
  2. Alaphilippe spuchł na jednym z najważniejszych wyścigów docelowych i to tym, który najbardziej miał mu pasować, czyli LBL, pokazując, że jest tylko człowiekiem.
  3. Z Francuza zupełnie zeszło powietrze po TdF i w końcówce sezonu nic nie pokazał, Fuglsang był w gazie od Andaluzji do Lombardii.

Chociaż nie powiem, że fakt, że Alaphilippe w jednym roku potrafił wygrać MSR po sprincie z grupki z Naesenem i Saganem a potem na TdF wygrać czasówkę i przyjechać z najlepszymi na Tourmalet nie nasunął podejrzeń, że coś jest nie tak.

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Nie przesadzałbym z tym nie osiągalnym poziomem bo na najważniejszej imprezie TDF był zdecydowanie gorszy od innych (zdecydowanie słabszy lipiec i sierpień). Alaphilippe tym talentem stał się z sezonu na sezon więc zrobił nagły skok jakieś podejrzenia? Patrick Lefevre nagle w rok robi z zawodnika dobrego na poziomie Juniorskim/U23 zawodnika na podium monumentów (nie chodzi mi o to ze robi ktoś taki postęp w całej karierze ale ze robi to w rok) .

Problem w tym ze zajmujemy się pomówieniami, plotkami itd Dla przypomnienia Rafałowi Majce też nie tak dawno zarzucano doping.

Alaphilippe nie tylko wygrał MSR, czasówkę i dziabał Tourmalet ale też znów wygrał na Mur de Huy, ogólnie wyglądał trochę cyborgowato. Warto jednak zauważyć że to nie tylko kwestia Francuza. U Lefevere niemal każdy taki się staje. Nie ważne kto do tej drużyny przychodzi. A gdy odchodzi to… mamy historię jak z Aru czy Valgrenem, którzy odeszli z Astany. Przypomnijcie też sobie jak było z Kwiatkiem, któremu odechciało się jeździć w QS.

To jak było z tym Kwiatkiem po odejściu z QS? Nic już nie wygrał? :smiley:

Wszyscy wiemy jak wygrał, miał szczęście że się zjechało na Caubergu a potem kwiczał przez resztę sezonu. I już wtedy zresztą pojawiły się głosy że to efekt odstawienia od wspomagania.

Twoja opowieść o odstawieniu od dopingu w Sky nie jest całkiem wiarygodna :wink:

Poza tym, w Skaju bardzo dużo wartościowych zwycięstw odniósł, jak i odniósł wiele spektakularnych klap - problemy z formą trwające długie tygodnie czy nawet miesiące.
Ale nieinaczej było w QS - tam też z formą bywało różnie, choć na pewno krócej to obserwowaliśmy, więc nie było łatwo zaobserwować tręd.

Przecież jeszcze niedawno mówiłeś Zulu że to właśnie Sky ma najlepszy doping

Na Mur de Huy to akurat był już największym faworytem przed sezonem, więc to żadna niespodzianka. Wiadomo, że takie wyścigi to nisza Alaphilippe’a. Uwagę przykuło, że nagle zaczął się liczyć we wszystkich innych niszach jednocześnie (wysokie góry, czasówki, sprinty z grupek przeciwko teoretycznie szybszym kolarzom). Postęp w jednej z tych dziedzin- OK, ale wszystkich na raz? Wszystkie te dziedziny wymagają innych predyspozycji fizycznych, nie było chyba w XXI wieku kolarza, który nawet zbliżyłby się do wygrania MSR po sprincie z dość licznej grupki i w tym samym roku liczył się w walce o podium TdF, po drodze zgarniając jeszcze czasówkę na TdF i jeden z ważniejszych klasyków pagórkowych.

Przecież nie napisałem nigdzie że w Sky nie łykają. Tylko tam mają akurat inne priorytety niż w DQS.

Jeśli komuś to wydaje się dziwne, to może przestanie gdy spowszechnieje. Niedługo rozkręci się Evenepoel i stanie się normą :stuck_out_tongue: